Biblioteca - Tappeto volante

I viaggi di "Tappeto volante":

Google Earth è uno strumento della globalizzazione nel senso più proprio del termine; nel senso cioè che ha rimpicciolito enormemente il mondo. Esso si presenta con un trucco illusionistico: un piccolo mappamondo. Ma poi si scopre che la visione di questo mondo può essere ingrandita fino al punto in cui ci si può aggirare per le strade delle metropoli. Quel piccolo mappamondo in realtà si rivela essere una sorta di sfera di cristallo che consente, per chi la sappia maneggiare, di entrare nel mondo.

Dopo un po' che ci si aggira in questo mappamondo-sfera di cristallo dove, come su un tappeto volante, a vertiginose zoomate si alternano altrettanto vertiginosi allontanamenti dalla Terra per ripiombarvi dentro, ma in un altro continente, cioè che più sorprende è la vistosa traccia della presenza umana. In effetti, l'orma dell'uomo sulla superficie della Terra è il tema che la geografia di Google Earth pone al centro della propria attenzione. L'alta definizione in forma di dettaglio estremo della visione in 3D viene riservata per le città che emergono alla notorietà del mondo.

Qui si tenteranno alcuni viaggi virtuali alla scoperta delle tracce umane nei grandi paesaggi della natura. Si cercherà di capire in quale misura il nuovo atlante universale di Google Earth possa essere sfruttato per scoprire come la specie umana stia trasformando il volto del globo. Lo si farà catturando alcune immagini e indagando cosa c'è "dentro". In alcuni casi l'interpretazione della foto aerea sarà più agevole; in altri essa, più che dire delle cose, porrà degli interrogativi, la cui risposta esauriente forse può derivare solo da un viaggio reale, che consenta di entrare a diretto contatto con la natura dei luoghi, ma soprattutto con la vita degli uomini che li abitano e li trasformano.

Ma lo scopo dell'esercizio, che ci si accinge a compiere con questo virtuale tappeto volante, è soprattutto quello di farci un'idea della potenzialità di un medium - quello di Google Earth, appunto - che sembra essere destinato a diventare uno dei principali veicoli attraverso cui la società umana rappresenta il paesaggio del mondo completamente globalizzato. Di un mondo percepito come un villaggio indivisibile, la cui rappresentazione avviene attraverso un codice di immagini e di messaggi unificato. Google Earth in fondo non è altro che un codice di lettura del mondo che l'universo di Internet si è fabbricato per comunicarsi le diverse esperienze locali del mondo. L'atlante universale di Google Earth è di libero accesso, non solo per la sua consultazione, ma (e qui sta una delle grandi novità) anche per la rappresentazione dell'immagine del mondo e per la narrazione del suo senso.

Chiunque può aggiungervi foto, film, carte tematiche, testi. L'esplorazione dei siti geografici di Google Earth è assistita da Explorer, che consente la connessione con i siti virtuali di Internet. Chiunque può, tramite l'enciclopedia Wikipedia, aggiungere descrizioni, spiegazioni, conoscenze. La qualità e l'attendibilità dell'informazione non è vagliata da un comitato scientifico di geografi, ma dalla collettività stessa. L'atlante di Google Earth-Internet è scritto, disegnato e collaudato dagli internauti, cioè dalla tribù globalizzata. Google Earth offre la piattaforma (il supporto cartografico di base) per disegnare la nuova geografia tematica e la mette a disposizione di tutti coloro che vogliono e possono contribuire a rappresentare lo spettacolo del mondo. Gli esperti disdegnano sia l'atlante di Google Earth sia l'enciclopedia di Wikipedia, in quanto giudicati approssimativi e inaffidabili. Fanno male. Dovrebbero porsi il problema di come usare queste potenti piattaforme della comunicazione globale per divulgare conoscenze scientifiche. La rete pone tutti di fronte al problema di come diventare seri internauti per partecipare alla costruzione delle possibili visioni del mondo globalizzato.

Con la serie "Tappeto volante" ci si propone di compiere alcuni esercizi di consultazione di questo atlante universale, innanzitutto per imparare ad usare meglio un medium così potente e che sembra destinato a sostituire i vecchi atlanti cartacei, su cui tante generazioni hanno imparato la geografia. Ma il medium è interessante anche in quanto espressione culturale. Come si sa, la geografia è una rappresentazione intenzionale del mondo: alcune cose vengono mostrate sotto una certa luce, altre vengono celate (i geografi tradizionali direbbero che è una questione di scala e di legenda; per Google Earth, è una questione di grado di definizione dell'immagine e di messaggi). Così, attraverso Google Earth si può scoprire ciò che gli abitanti e i turisti ritengono rilevante far vedere (le foto degli internauti rivelano, meglio di qualunque indagine sull'immaginario collettivo, ciò che la gente percepisce come paesaggio). L'enciclopedia Wikipedia - questo prodotto del volontariato della narrazione collettiva - consente di scoprire ciò che si sa e si ritiene che altri debbano sapere. Le sue debolezze rivelano i buchi del sapere collettivo e le sue superstizioni, ma anche la scarsa propensione per il volontariato culturale dei cosiddetti esperti.

Dunque, consultare il mezzo per cogliere il meglio che può offrire, ma anche per sondare una ipotesi plausibile: il Google Earth che conosciamo è solo lo stadio iniziale di un medium destinato a diventare il mezzo di rappresentazione e di comunicazione fondamentale del paesaggio in un mondo globalizzato. Se così fosse, allora forse conviene imparare ad usare questa piattaforma entrando a far parte della crescente schiera dei geografi internauti. Ciò vale per i singoli individui, ma vale a maggior ragione per gli osservatori del paesaggio, come per i sistemi informativi territoriali delle amministrazioni locali, che dovrebbero porsi il problema di innovare le tecnologie per comunicare al mondo come è fatto il loro territorio e come intendono mantenerlo e trasformarlo.

P.S.
Dobbiamo, per correttezza, dire che Tappeto volante è il titolo di un paragrafo di Tristi Tropici di Claude Lévi-Strauss. Lévi-Strauss è uno di quegli uomini che più di altri hanno saputo penetrare nel profondo della natura umana.             
   Tristi Tropici è un'opera che non cessa di affascinare. Testo di difficile collocazione, tra il diario di viaggio, il racconto avventuroso, il trattato di etnologia, il testo filosofico, Tristi Tropici ha scombinato le convenzioni della cultura ufficiale disorientandone la critica. Il passare del tempo non fa che consolidarne quella capacità di durare che è propria delle grandi opere. Esso scava in quel magma tormentato che regola i rapporti all'interno delle società umane e tra le società e i loro habitat: la durezza e il peso della base materiale della vita, la concezione dell'altro, i miti della natura, la ricerca della libertà, la morte, il senso profondo del nulla. E' anche un tentativo di gettare uno sguardo sul destino dell'umanità che sembra inscritto nelle strutture del suo comportamento. E' un'acuta narrazione della meraviglia di fronte allo spettacolo del mondo cercando di scoprire l'uomo. Ed è tante altre cose ancora.
Tappeto volante fa parte del capitolo La terra e gli uomini, dove Lévi-Strauss inanella in rapida sequenza alcuni ricordi di cittïà, paesaggi, incontri, la cui apparente mancanza di connessioni genera quello straniamento dove le cose narrate assumono una luce nuova che conferisce al tutto quell'alone convulso che è tipico del destino collettivo. Forse il movimento della vita, che spesso si è portati a pensare come una sequenza ordinata, non è altro che una sorta di tappeto volante che ci porta a inanellare l'inatteso che chiede una risposta alla sua domanda di senso. In fondo la sfida, al di là della sopravvivenza materiale, è proprio nella ricerca senza fine di quella risposta. E' la ricerca che bisogna tener viva, sapendo che la risposta non sarà mai raggiunta pienamente. Assodato che per pilotare il tappeto volante di Tristi Tropici bisogna essere un Lévi-Strauss, rimane il fatto che l'idea di inanellare alcune rapide escursioni in vari paesaggi della terra senza un preordinato filo conduttore ha un suo indubbio fascino. Noi qui con i nostri viaggi nel mondo virtuale di Google Earth tenteremo, molto più modestamente, di attivare una sorta di tappeto volante videogioco. L'unica concessione che ci permetteremo è di riportare, ogni qual volta se ne presenti l'occasione, una citazione tratta da Tristi Tropici.






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