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EDEN PROJECT
St. Austell (Gran Bretagna)(1998 - 2001)


SCHEDA Descrittiva
SCHEDA DESCRITTIVA

Paese INGHILTERRA, GRAN BRETAGNA
Denominazione EDEN PROJECT
http://www.edenproject.com

Località ST. AUSTELL, CORNOVAGLIA
Progettisti TIM SMIT, LAND USE CONSULTANTS, NICHOLAS GRIMSHAW & PARTNERS
Tipologia GIARDINO SPERIMENTALE
Anno di realizzazione 1998 - 2001


Nella regione della Cornovaglia, nel sud dell'Inghilterra, è stata realizzata la più grande serra mai costruita al mondo. Nella primavera del 1994, Tim Smit - l'ideatore di questa ambiziosa impresa - si trovava a vagare sui terreni di una grande cava di caolino dismessa, nei pressi di St. Austell. Fu allora che concepì l'idea di costruire in quel luogo, una gigantesca serra adatta ad ospitare la più ampia gamma possibile di specie vegetali provenienti da tutto il mondo, al fine di mostrare in modo evidente e spettacolare, agli ipotetici futuri visitatori, l'importanza e la ricchezza del regno vegetale e la sua relazione fondamentale con la vita degli esseri umani.

Nello stesso anno Tim Smit ed il team di architetti a lui affiancatosi, diedero inizio al lavoro di ricerca dei finanziamenti e degli aiuti professionali necessari a dare vita a questo grande sogno. L'anno seguente venne presentata l'idea dell'utopica serra-paesaggio, all'architetto inglese Nicholas Grimshaw, già progettista della monumentale copertura della stazione londinese di Waterloo. Il famoso architetto decise di affrontare l'impresa e, con il suo studio, elaborò, nell'anno seguente, il modello e l'impostazione generale del progetto.

Una fortunata coincidenza permise a Tim Smit di accedere agli ingenti fondi che il "Millenium Found" metteva - proprio in quegli anni - a disposizione di un numero ristretto e selezionato di progetti inglesi, che esprimessero un'intenzione di raccordo ed evoluzione tra il vecchio millennio ed il XXI secolo. Questa organizzazione istituita negli anni '90 dal governo della Gran Bretagna, aveva lo scopo di finanziare, attraverso i fondi accumulati dalla lotteria nazionale, alcuni esemplari progetti, caratterizzati da una visione etica, ecologica e di utilità sociale. Dopo alcuni tentativi fallimentari, Tim Smit ed il suo gruppo di professionisti, ottennero finalmente nel 1997, l'approvazione del progetto da parte del "Millenium Commission" ed un primo finanziamento di 37 milioni di sterline.

L'ostacolo, che dovette essere successivamente affrontato, era costituito dalla natura instabile ed insidiosa dei terreni sui quali la grande serra avrebbe dovuto sorgere. Il suolo dell'amplissima cava a forma di cono rovesciato, tendevano facilmente a franare e le abbondanti pioggie ne allagavano di frequente il fondo. La difficoltà maggiore era rappresentata, però, dalla completa assenza di suolo fertile, necessario ad alimentare l'abbondante vegetazione che avrebbe dovuto radicare in quel terreno. Un gruppo di specialisti elaborò una miscela formata dagli scarti della cava di caolino e da un terriccio prodotto dal compostaggio di rifiuti organici. 1.8 milioni di tonnellate di nuovo suolo fu trasportato sul sito, per creare con esso lo strato base del terreno, e rivestire le pareti dell'intera cava. Diversi strati di stuoie e una rete di canali sotterranei, furono predisposti sul fondo per consentire il drenaggio dell'acqua dal terreno.

L'inizio dei lavori di costruzione delle serre, venne finalmente varato nell'ottobre del 1998.

La struttura dell'Eden Project, si estende sui terreni ricostituiti della cava per quasi 15 ettari ed è composta da cinque cupole geodesiche di gigantesche dimensioni, affiancate da altre di minore ampiezza. Il modulo base delle grandi serre semisferiche è costituito da pannelli esagonali e pentagonali. Il progetto è stato elaborato utilizzando un complesso programma computerizzato per modelli in 3D. La produzione industriale delle strutture modulari è avvenuta tramite il passaggio diretto dei dati del progetto, alla linea, anch'essa computerizzata di produzione dei profilati e dei pannelli.

L'immenso esoscheletro in acciaio galvanizzato tubolare delle cupole, è stato "riempito", pezzo dopo pezzo - come se si trattasse di un grande gioco di meccano - dai pannelli poligonali prodotti, numerati e posizionati nello spazio assegnato ad ognuno di essi. Il materiale della copertura fu selezionato dopo accurati studi ed esperimenti di laboratorio. L'uso del vetro fu subito scartato, perché troppo pesante, inflessibile e pericoloso. I pentagoni e gli esagoni vennero realizzati in EFTE (ethyl tetra fluoro ethylene), un materiale disponibile in fogli modellabili, che risulta resistente, leggero, antistatico, molto trasparente ai raggi UVA, non deteriorabile dalla luce solare e con ottime proprietà isolanti. Ogni singolo pannello - composto da tre strati di EFTE - è collegato, tramite sensori, ad un sistema generale di controllo che ne regola la capacità di compensare la variazione dei carichi causata dal vento e dalla neve.

I giganteschi volumi geodesici, contengono e mantengono in vita le comunità vegetali specifiche di alcuni biomi planetari, riproducendone in modo artificiale le caratteristiche climatiche. La cupola contenente il Bioma Tropicale, è tra tutte la più vasta: la sua superficie è di 36.000 mq e raggiunge i 60 metri nel punto di massima altezza. Essa è stata collocata sul versante sud della cava ed ospita centinaia di specie di piante provenienti dall'Amazzonia, dall'Africa Occidentale, dalla Malesia e dall'Oceania. I percorsi sono stati realizzati in modo da permettere ai visitatori di sperimentare una sorta di viaggio tra le cime degli alberi, tramite passerelle che raggiungono i punti più elevati della cupola. Una cascata ed intermittenti "piogge tropicali" sono alimentate con acqua piovana raccolta o riciclata nel sito.

Il Bioma Caldo Temperato, ospita la vegetazione che caratterizza tre differenti zone del pianeta Terra: il Sud Africa, il Mediterraneo e la California. Tra le varie comunità vegetali lì presenti vi sono "riprodotte" piantagioni di ulivi e filari di vigneti.

Un altro geode, dell'estensione di 12 ettari, ospita la vegetazione del tipico clima temperato del sud Inghilterra, abbinandola ad altre specie provenienti dal Cile, dall'Himalaya e dall'Australia.

La concezione di fondo, alla base dell'ambizioso progetto, invita alla cooperazione tra le diverse discipline, al fine di attuare una sintesi proficua dei specifici contributi per direzionarla verso un unico scopo: avviare un percorso di conoscenza approfondita e di collaborazione equilibrata e sostenibile, tra regno vegetale ed esseri umani. Oltre al lavoro degli architetti, ingegneri, botanici e biologi, anche i prodotti dell'arte hanno ampiamente contribuito alla realizzazione di quest'opera.

La struttura è completata dalla presenza di un ristorante, di un anfiteatro all'aperto, di numerosi edifici di servizio e di un vivaio acquistato dall'istituzione e predisposto alla produzione di nuove piante destinate a popolare i biomi.

E' inevitabile ricollegare l'ideazione di questo progetto, agli episodi passati della storia dell'architettura inglese, legati alla costruzione di grandi serre e alla composizione di vaste collezioni botaniche; il rimando alla grande serra di Joseph Paxton è d'obbligo, come pure quello per le "Case per palme" di Decimus Burton e Richard Turner.

Le numerose iniziative didattiche rivolte a bambini ed adulti, la collaborazione con partner industriali, con istituti di ricerca, università ed associazioni ecologiche, sono tutte rivolte a mantenere fede all'obbiettivo enunciato dallo statuto dell'istituzione:

"La missione dell'Eden Project è di mostrare come noi esseri umani condividiamo il nostro mondo con le piante e di come - attraverso la storia e ancora prima - siamo stati dipendenti da esse per l'aria che respiriamo, gli indumenti che indossiamo, il cibo che mangiamo e il rifugio di cui abbiamo bisogno per ripararci. Oltre a ciò l'Eden Project, spera di condividere con tutti noi l'importanza di conoscere come usare adeguatamente queste preziose risorse, in modo da stimolare in ognuno, il senso di responsabilità per il futuro del nostro pianeta.

Una parte dei profitti prodotti dall'Eden Project, saranno utilizzati per finanziare i programmi di ricerca promossi nell'ambito di Agenda 21: il programma d'azione delle Nazioni Unite, adottato nel 1992 durante la conferenza sull'ambiente di Rio de Janeiro, per i programmi a lungo termine sugli habitat umani.

(Raffaella Spagna. 31.01.2002)


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