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LANDSCHAFTSPARK DUISBURG NORD
Duisburg (1991 - 1999)


SCHEDA Descrittiva
SCHEDA DESCRITTIVA

PaeseGERMANIA
DenominazioneLANDSCHAFTSPARK DUISBURG NORD
http://www.coac.net/landscape
http://www.latzundpartner.de
http://www.upc.es/op/catala/noticies/acinstitucional/2000/prosabarba
http://www.gardenvisit.com/ge/duis.htm
http://www.stud.uni-hannover.de/~voell/elasa/archive/UN96/UN96-8.htm

Località DUISBURG
Progettista PETER LATZ
Tipologia PARCO INDUSTRIALE
Anno di realizzazione 1991 - 1999


Il parco di Duisburg-Nord, costituisce uno degli interventi realizzati nell'ambito del programma di riqualificazione promosso dall'IBA Emscher Park (si veda l'apposita scheda). Un importante tassello inserito nel più ampio disegno che parte dalla riqualificazione ecologica del fiume Emscher, per arrivare alla realizzazione del grande Parco Paesistico esteso all'intero bacino fluviale.

Collocato nella regione dell'Emscher, nelle terre del Nord-Westfalia, tra le città di Meiderich e Hamborn, il parco occupa i terreni delle antiche fabbriche siderurgiche Meiderich della società Tyssen e si estende su di un territorio di circa 230 ettari.

In questo stabilimento, tra il 1900 e il 1985, furono prodotte circa 37 milioni di tonnellate di ghisa grezza. Il successivo periodo di abbandono innescò una rapida decadenza dei numerosissimi vecchi edifici e strutture industriali, che vennero rapidamente sommersi da una ricca e selvaggia vegetazione.

Nel 1991 venne approvato dall'IBA E. P., dal consiglio comunale e dai rappresentanti dei diversi enti pubblici locali, il progetto del paesaggista tedesco Peter Latz e del suo team, i quali diedero inizio ai lavori del parco nello stesso anno.

La questione cruciale che dovette essere inizialmente affrontata, fu quella relativa al possibile riutilizzo dei resti delle numerosissime strutture degli impianti industriali, quali: edifici ed officine, giganteschi depositi per i minerali grezzi, ciminiere, fornaci, ponti, gru, rotaie, scali ferroviari.

L'atteggiamento progettuale che la Latz & Partner adottò per il disegno del parco, non fu quello di tentare una fusione degli elementi presenti combinandoli in un unico assetto paesaggistico omogeneo e uniforme; il team di Peter Latz, cosciente della forte frammentazione e discontinuità spaziale che caratterizzava il sito, ricercò piuttosto, nuove interpretazioni delle esistenti strutture, mutando la loro funzione ed il contesto, attraverso la sovrapposizione e la coesistenza di una serie di livelli caratterizzati da differenti conformazioni spaziali e funzionali.

Le tracce non nascoste ma esaltate, ci narrano di come l'artificio può essere ritrasformato in natura attraverso i nuovi significati che a queste grandi strutture sono attribuiti dalle scelte progettuali, significati che si mantengono elastici e permeabili a differenti interpretazioni. Da oggetti isolati ed inquietanti simili a grandiosi interventi di Land Art, questi massicci impianti industriali, ci svelano anche una natura giocosa ed accattivante invitandoci ad esplorarli ed a scoprirli come in una caccia al tesoro. Le grandi spianate che accoglievano lo smistamento dei minerali, manifestano ora, nella nuova interpretazione, tutto il loro potenziale monumentale. Esse si sono rivelate adatte ad ospitare i moderni eventi e rituali sociali, circondandoli con stranianti ed avveniristiche scenografie; studi televisivi hanno trovato nelle strutture del parco ottimi scenari, gruppi musicali e teatrali le utilizzano oggi come palcoscenici d'avanguardia.

I diversi livelli che compongono il parco di Duisburg-Nord, pur mantenendo fra loro una forte indipendenza ed autonoma personalità, sono saldamente connessi l'uno all'altro da numerosi elementi di natura a volte più "fisica" e materiale come, ad esempio, rampe, scale, terrazze, passaggi sopraelevati, ponti, ecc.; altre volte il legame è di tipo funzionale e, altre volte ancora, puramente simbolico, sostenuto da legami visuali prospettici.

Da una recente intervista a Peter Latz di Udo Weilacher leggiamo a questo proposito:

"Quando inizio, l'unica cosa che mi importa è conoscere quanti elementi e oggetti ho a mia disposizione e quali possibilità di collegamento fra essi esistono. Sono interessato alla sintassi dei livelli: il grado di regolarità con cui uno o un numero di oggetti si ripetono. (…) Un requisito essenziale è conoscere quanta forza è già insita negli oggetti, quale densità di informazioni già possiedono e quanta densità di informazioni può essere inizialmente introdotta nel progetto. Probabilmente sono molti i modi di condurre il processo della progettazione. (…) Io creo diversi livelli di informazioni e poi li combino fra di loro.(…) Durante il periodo in cui il progetto prende forma, certi aspetti dello sviluppo dei diversi livelli di significato, non sono ancora visibili. Questo può significare che questi livelli di informazione devono prima essere resi visibili attraverso installazioni temporanee".

Attraverso un'analisi "sintattica" - per usare la locuzione impiegata da P. Latz - del parco di Duisburg-Nord, possiamo identificare una serie di piani parziali o livelli componenti:



Il Parco Ferroviario (Bahnpark). La preesistente fitta rete ferroviaria, è stata mantenuta ed è ora parte integrante del suolo e della vegetazione del nuovo parco. Qui si dispiegano numerose passeggiate e percorsi, che in certi tratti mutano di livello e si collegano a ponti e passerelle pedonali sopraelevati, che offrono ai visitatori dei punti privilegiati per l'osservazione panoramica del parco. Tra gli obiettivi futuri, vi è quello di ripristinare parte della rete ferroviaria, per poterla riutilizzare per lo spostamento di locali mobili di ristoro e di ritrovo.

Il Parco Acquatico. La ricostruzione del sistema idrico, si rivelò l'impresa più difficile da risolvere. Grazie all'aiuto dell'autorità locale di governo del fiume, fu possibile separare il corso originario dell'Emscher dal flusso delle acque fognarie, che scorrono oggi all'interno di una canalizzazione sotterranea. Il "Wasserpark" è fisicamente collocato nel livello più basso del parco. L'antico corso del fiume Emscher, un tempo recintato a causa dell'alta tossicità delle sue acque, è stato "liberato" e "riportato in vita". Oggi, nel suo nuovo letto - che ha mantenuto la forma canalizzata - confluiscono le abbondanti acque meteoriche capillarmente raccolte in tutto il parco. Le acque così diluite, sono poi convogliate lungo dei percorsi, in cui filtri di sabbia e ghiaia e sponde ricche di vegetazione contribuiscono alla loro progressiva depurazione e ossigenazione. Dopo avere attraversato i "giardini simbolici", racchiusi fra le mura dei vecchi depositi, il flusso d'acqua raggiunge, infine, alcune ampie vasche. Nell'ideare il sistema del "Wasserpark", i progettisti non hanno cercato di dissimulare il problema delle acque inquinate; essi, piuttosto, hanno teso a manifestare e rendere visibile ai visitatori, il processo sia tecnologico che biologico di trasformazione delle acque e delle sponde degradate in un nuovo corso vivificato e rigenerato.

I Giardini Simbolici. L'area degli antichi depositi, realizzati per lo stoccaggio del minerale grezzo, è costituita da un susseguirsi di vani separati da spessi muraglioni in calcestruzzo. I massicci muri sono stati forati e le "stanze" messe in comunicazione. In questi luoghi recintati si riproduce l'antico rituale del "giardino segreto". E' la popolazione stessa che - coinvolta nelle attività del parco - si occupa sia della coltivazione delle piante, sia della sperimentazione formale e artistica di questi hortus conclusus post-industriali. Nella profondità del suolo fra i bunker, sono stati seppelliti gli strati di terra più inquinati e ricoperti da una spessa coltre di argilla e infine da un substrato di cumuli di macerie macinate. Le piante qui coltivate sono state importate dalla Norvegia, Sud-Africa, Brasile e Australia e possiedono la speciale caratteristica di essere in grado di sopravvivere in questo tipo di terreno.

L'Area Ricreativa. Nella zona dell'antico stabilimento della fornace, le imponenti strutture industriali, sono state reinventate per nuovi usi e funzioni. Le ampie ciminiere sono ora utilizzate da gruppi di appassionati di arrampicata e free-climbing. Le passerelle e le piattaforme sospese sono utilizzate come giocosi percorsi panoramici. Le ampie spianate - trasformate e arredate riutilizzando materiali e strutture smantellati - accolgono oggi le manifestazioni ed i festival più importanti della zona. Tra esse si distinguono:
- la "Cowper Place" o "Cowperplatz", costituita da un'ampia piazza piantata secondo una griglia regolare, con giovani alberi sostenuti da strutture metalliche;
- la "Piazza Metallica". Essa è il luogo-simbolo dell'intero parco. Per la sua realizzazione sono state riciclate numerose imponenti lastre metalliche di 2,20 per 2,20 metri e del peso di otto tonnellate ciascuna, un tempo utilizzate come chiusure di grandissimi stampi per opere di fusione. Modularmente accostate sopra un letto di sabbia, esse appaiono come cimeli misteriosi di un'antica civiltà. La "Piazza Metallica" è una delle realizzazioni più amate da Peter Latz, che a tal proposito racconta:
b"Questa piazza realizzata con massicce lastre di ferro, risulta particolarmente interessante a causa di due processi fisici diversi. Uno è la formazione di questo metallo temprato un tempo ricoperto da uno strato di scorie e difficilmente utilizzabile. L'altro è il processo di erosione (…) Quale simbolo della natura io trovo tutto questo infinitamente più interessante di poche misere betulle".

Il Sinterpark. In quest'area, la grande pala metallica del vecchio mulino è stata "decontestualizzata" e svetta oggi sulla cima di uno degli edifici del parco, manifestando la sua nuova funzione simbolica di scultura-mobile. Qui si trova inoltre il cosiddetto "Teatro Romano", un anfiteatro realizzato con mattoni formati con le macerie macinate delle strutture demolite.

Questi molteplici ambiti, caratterizzati da "personalità" così diverse tra loro, sono ricongiunti e allacciati da luoghi interstiziali più indefiniti, quali: gli spazi ricchi di vegetazione compresi fra i binari ed il canale, i percorsi che collegano il parco alla città e l'area incolta lasciata in spontanea trasformazione, o utilizzata per orti urbani e attività sportive, accanto alla limitrofa area residenziale.



L'efficiente e rapida realizzazione del parco, ma soprattutto l'entusiastico riscontro presso la popolazione, ha reso rapidamente famoso questo progetto, definito da alcuni come " Il Parco del XXI secolo".

Alla prima biennale dell'architettura del paesaggio di Barcellona "Refer Paisatge" ("Paesaggi ricostruiti") del 1999, è stato assegnato al team di Peter Latz, per il parco di Duisburg-Nord, il primo premio quale migliore realizzazione paesaggistica europea. Numerose e rilevanti sono le motivazioni con cui la giuria della Biennale barcellonese, ha giustificato la scelta del progetto premiato:

"Il progetto risponde all'urgenza di occuparsi di aree industriali fortemente degradate, che è un problema comune all'intera Europa. Esso arricchisce il significato di spazio pubblico e sostiene le potenzialità del riciclaggio in una maniera da considerarsi pionieristica ed esemplare in Europa. (…) Il lavoro affronta contemporaneamente diversi problemi significativi: esso paradossalmente, fa convergere il lavoro di trattamento dei suoli contaminati con un attivo contatto della popolazione con la natura. Inoltre promuove una nuova attitudine verso la tecnologia, proponendo la sua forte compatibilità con il paesaggio. (...) Esso mette realisticamente a confronto i limiti del budget a disposizione con le ipotesi di cambiamento e di evoluzione ecologica. (…) Introduce attività sociali alternative (…) combinandole con altri eventi culturali (…) raggiungendo così l'integrazione di differenti gruppi sociali…".

La rinascita ecologica che la realizzazione del parco ha innescato, ha in poco tempo fatto sentire i suoi positivi effetti: diversi tipi di piante e animali da tempo segnalati come specie minacciate ed in via di estinzione nella Westfalia del nord, hanno fatto la loro ricomparsa nella zona. Trecento tipi diversi di piante e felci selvatiche, sessanta tipi di uccelli e tredici tipi di rettili e anfibi hanno riconquistato la loro nicchia ecologica.

L'intensità e i modi d'uso con cui il pubblico usufruisce del parco, superano i limiti del puro godimento estetico, per divenire collaborazione e co-costruzione. Questa forte impronta sociale rafforza, in apparenza, il significato e la funzione tradizionali del parco pubblico tedesco: il "Volkspark"; un'ipotesi, quest'ultima, che Peter Latz sostiene di non approvare, in quanto non coerente con i modi e le intenzioni del pubblico contemporaneo: "Il Volkspark fa parte della storia. Esso possedeva un chiaro programma che ebbe origine, negli anni venti, da particolari condizioni sociali. A quel tempo chi usufruiva del parco costituiva una collettività, a quel tempo le persone andavano al parco assieme" (…) prosegue Lisa Diedrich nel suo articolo: "Oggi ognuno al parco ci va da solo: il padrone del cane, il ciclista, il corridore. Non esiste qualcosa che possa essere un parco per tutti, per questo Latz preferisce parlare di molti parchi diversi che il terreno di Duisburg offre a molte persone diverse".

In questo paesaggio reinterpretato, che ha suscitato non solo l'ammirazione, ma anche numerose critiche a causa delle sue ardite sperimentazioni pionieristiche, ritroviamo - in una maniera del tutto rinnovata - l'antico mito romantico dell'attrazione per la rovina, così come lo stesso Peter Latz evidenzia nell'intervista di Udo Weilacher:

" (…) l'immaginazione, quand'è maggiormente stimolata? In uno stato di armonia o in uno stato di disarmonia? La disarmonia, forse, produce un diverso equilibrio, una diversa armonia, una diversa riconciliazione. (…) Questi luoghi devastati offrono molte più possibilità di azione, non solo agli architetti del paesaggio, ma anche ai visitatori. (…) Ecco perché molte persone si sentono attratte da questi luoghi (…) E' possibile restare affascinati da un paesaggio tecnologico e riconoscerlo come un tipico segmento di paesaggio. Questo poteva essere assolutamente non interessante venti anni fa, ma oggi è molto eccitante. Ci sono aree affascinanti e accessibili da scoprire giusto nel centro delle nostre città. Dobbiamo solo guardarle un po' più da vicino".

La carta vincente che ha condotto questo intervento al successo, si fonda sull'approccio semplice e pragmatico con il quale Latz impostò l'intero progetto fin dall'inizio: trasformare e smantellare il meno possibile e mantenere e valorizzare il più possibile. Le qualità formali di Duisburg-Nord, possono disorientare e disattendere il comune senso estetico e indurre i visitatori a considerare questo luogo qualcosa di diverso da un parco pubblico. Oltre l'apparente diversità delle sue avveniristiche sembianze, l'analisi approfondita del processo di ideazione di Duisburg-Nord, rivela un'incredibile aderenza ai temi "tradizionali" dell'arte del giardino, quali: l'identificazione dello "spirito del luogo", la valorizzazione della sua specificità, la ricerca della giusta combinazione "sintattica" di elementi naturali ed artificiali per arrivare al dispiegamento del racconto, potenzialmente presente e in attesa di essere manifestato:

"Per Duisburg Nord cominciai scrivendo dei racconti. Racconti che parlavano di un falco che volava in cerchio attorno ad una montagna e mi divenne gradualmente chiaro cosa avrei fatto con l'edificio della fornace. L'impressione degli oggetti, il loro significato figurativo è per me ben poco importante. Per dirla in altre parole, l'aspetto semantico non è così importante. (…) Duisburg fu una cosciente e diversa applicazione delle convenzioni (della percezione). In pratica, quello che stavo ricercando era il "genius loci". Questo non è certo un fatto nuovo. Forse ho cercato di dare una chiara impressione ad una nuova astratta idea".

(Raffaella Spagna. 31.01.2002)


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