DATABASE

PARC ANDRÉ CITROËN
Parigi (1986 - 1992)


SCHEDA Descrittiva
SCHEDA DESCRITTIVA

Paese FRANCIA
Denominazione PARC ANDRÉ CITROËN
http://www.paris-france.org
http://www.viguier.com/projets/Citroen
http://www.gardenvisit.com
http://www.hdo.com/archtours/paris102697/Parc_Citroen.htm
http://www.oclandscape.com

Località PARIGI
Progettisti ALAIN PROVOST E JEAN PAUL VIGUIER (1A ÉQUIPE)
E GILLES CLÉMENT E PATRICK BERGER (2A ÉQUIPE)
Tipologia PARCO URBANO
Anno di realizzazione 1986 - 1992


Nel cuore di un nuovo quartiere della città di Parigi, sui terreni precedentemente occupati dagli stabilimenti della società Citroën, è stato realizzato, negli anni tra il 1986 e il 1992, uno dei più estesi parchi pubblici cittadini contemporanei. Con i suoi tredici ettari, infatti, il Parco André Citroën rappresenta lo spazio verde pubblico più grande di Parigi, realizzato dopo il Secondo Impero.

L'azienda automobilistica Citroën, che costruì le sue prime officine in quell'area nel 1915, trasferì ogni attività fuori la città di Parigi nel 1972. L'intera area, dell'estensione di circa 23 ettari, venne acquistata dal comune di Parigi che diede inizio allo sviluppo di un piano ZAC ( Zone d'Aménagement Concentré), il quale prevedeva oltre ad un vasto parco centrale (ed accentratore), anche un'area residenziale con tremila abitazioni, un ospedale e alcuni edifici per uffici e attività commerciali. Per alcuni anni la destinazione dell'area rimase indefinita; solo nel 1984 venne indetto un concorso internazionale per la progettazione di un grande parco pubblico. Gli impianti, le officine e le strutture - fisiche testimonianze di sessant'anni di attività produttiva industriale - furono smantellate ed il nuovo progetto s'impiantò sul terreno completamente sgombro.

L'impostazione del concorso imponeva, in modo inderogabile, che i teams di progettisti concorrenti fossero composti oltre che da architetti, anche da paesaggisti. Con questa scelta tattica, il comune di Parigi cercò di deviare e di opporsi a quella tendenza - che aveva così fortemente segnato il progetto del Parco della Villette - ad impostare il disegno di uno spazio a verde, su elementi prevalentemente architettonici piuttosto che paesaggistici e naturalistici. L'estesissimo Parc de la Villette, progettato da Bernard Tschumi e realizzato nel 1983, su commissione dello stato francese, determinò una svolta radicale nella concezione del parco contemporaneo, la cui ridefinizione vagava da tempo imbrigliata da indefinite tendenze paesaggistiche. Al contempo, però, la logica sottostante il suo progetto, affermava con forza la totale predominanza del disegno architettonico e tecnologico, nel quale: "(…) il minerale trionfava sulla botanica" e, per conseguenza, il "giardino delle delizie" soccombeva sotto l'opulenta "celebrazione dell'universo urbano moderno." (M. Bédarida, 1995)

In "Paris Projet", a questo proposito J.C. Garcias scrive: "Il Parco Citroën doveva sbarazzarsi sia della Villette che della tradizione, esso non poteva trovare legittimazione nel neocostruttivismo, né nel giardino all'inglese né in quello alla francese, ma il nuovo parco doveva trovare legittimazioni liriche". Furono due le équipes di professionisti associati selezionate al concorso internazionale dall'Atelier parigino di urbanistica: la prima costituita dall'architetto Jean Paul Viguier e dal paesaggista Alain Provost, la seconda dall'architetto Patrick Berger e dal paesaggista e agronomo Gilles Clément.

Le due proposte presentavano distribuzioni planimetriche abbastanza simili (entrambe prevedevano un'ampia spianata centrale e la presenza di canali), ma l'intenzione che le sottendeva, rivelava due visioni progettuali pressoché opposte. Nella proposta di Alain Provost: "La natura serve (…) ad articolare il paesaggio; la vegetazione, ridotta ai minimi termini, serve di guarnizione alle superfici delimitate da un gioco di linee geometriche" (M. Bédarida, 1995). Assolutamente opposto a questa visione "tradizionale" è l'innovativo progetto di Gilles Clément, nel quale, per la prima volta (in un grande parco pubblico urbano), la natura ed i suoi meccanismi di riproduzione e di espansione, giocano un ruolo protagonista e determinano il carattere del progetto.

Al fine di far confluire le due diverse proposte in un unico progetto realizzabile, fu richiesta la redazione di un terzo elaborato.

Nella formulazione finale, il parco si organizza attorno ad un vasto spazio centrale, un rettangolo coltivato a semplice prato, di 320 per 130 metri. Esso è posizionato in modo perpendicolare alla Senna cui è adiacente lungo uno dei suoi lati minori.

Questa scelta progettuale di regolarità e perpendicolarità, colloca il parco Citroën all'interno della linea che caratterizza i diversi parchi della Rive Gauche, quali: il "Jardin des Plantes", il "Jardin du Luxemburg", i "Champs-de-Mars" e "Les Invalides".

Grazie alla realizzazione di un tunnel per il passaggio della linea RER, che segue il profilo dell'argine, dal grande prato centrale è possibile raggiungere la riva della Senna senza incontrare ostacoli, una disposizione spaziale - quest'ultima - unica in Parigi.

All'estremità opposta del grande prato, un sagrato inclinato funge da basamento per due grandi serre alte quindici metri e lunghe quarantacinque metri. Una delle due serre ospita un giardino mediterraneo, l'altra un agrumeto. Tra di esse si trova un area piana puntinata regolarmente di fontane e giochi d'acqua, che costituisce la scenografia di fondo della prospettiva verso la "rue Balard", collocata all'estremo opposto dell'area del parco rispetto al corso del fiume.

La struttura del parco è definita da alcuni assi privilegiati legati tra loro da relazioni gerarchiche:
- il Grande Canale che delimita il lato sud ovest del parco, scandito in modo regolare da una serie di ninfei di forma di semplice parallelepipedo;
- la diagonale pedonale che da nord (accanto alla Senna), raggiunge a sud il "Jardin Noir" e che attraversa completamente la grande prairie centrale;
- l'assembramento regolare dei "Giardini Seriali" alla sinistra del parterre centrale in opposizione al Grande Canale, formati da sei piccole serre e sei canalette che racchiudono altrettanti giardini tematici costituiti da aree rettangolari, numerate e racchiuse da rampe, legate simbolicamente l'una all'altra da rapporti analogici espressi attraverso i colori, i materiali, i sensi, i metalli ed i pianeti.

La struttura piuttosto compatta della planimetria del parco, si sfrangia verso sud est, in direzione opposta alla Senna, dove, due forme quadrangolari separate ed opposte, s'infiltrano nel tessuto urbano. Si tratta del "Jardin Noir", una sorta di labirinto chiuso e infossato, molto ombroso e fittamente piantato con alberi ed arbusti dal fogliame di colore verde scuro e del "Jardin Blanc", aperto sul vicino quartiere, nel cui centro si trova una grande aiuola composta da svariati cespugli dalla fioritura bianca. Il disegno del primo fu affidato all'équipe Viguier - Provost, che si occupò inoltre della progettazione dettagliata del parterre centrale e relativa cornice d'acqua, dei ninfei della vasca principale e del Giardino della Metamorfosi. Il disegno del "Jardin Blanc" fu invece affidato all'équipe Clément - Berger, che ha inoltre ideato il progetto delle due grandi serre, dei giardini seriali e del "Jardin en Mouvement" oltre che dell'arredo e dell'illuminazione.

Nonostante la struttura del parco sia fortemente definita da un disegno geometrico che ne esplicita l'assoluta artificiosità - rappresentato dagli assi rettilinei e regolari, dalle geometriche griglie dei ninfei e dei giardini seriali, e dai perfetti parallelepipedi in vetro delle serre - all'interno di esso la natura ed i suoi elementi costitutivi, quali la vegetazione e l'acqua, giocano un ruolo protagonista e fondamentale. In particolare modo, il lavoro di Gilles Clément, ingegnere agronomo e paesaggista, ha fortemente contrassegnato, con un'intenzione "naturalistica" ed ecologica, il carattere del parco. Nei suoi "Jardin Seriels" e nel "Jardin en Mouvement", il suo pensiero teorico - precedentemente sperimentato nella propria tenuta e in alcuni progetti di giardini privati - ha trovato una pratica ed estesa applicazione, in questo grande parco urbano pubblico.

Con la definizione di "Jardin en mouvement", Gilles Clément offre un nuovo contributo alla teoria e alla pratica dell'architettura del paesaggio. Nei numerosi libri da lui scritti, raccomanda un intervento minimale, da non confondere, però, con un totale laissez faire. E' indispensabile mantenere un certo controllo, una sorta di addomesticamento dell'incolto, ma da attuarsi in maniera dolce e secondo un principio di economia:

"Assecondare il più possibile e ostacolare il meno possibile le energie in gioco. Così ho progettato il mio giardino e su tale principio è stato realizzato il parco André-Citroën. (…) L'ideale sarebbe ottenere una siepe dell'altezza voluta senza alcun ricorso a macchine pesanti e rumorose. Semplicemente correggendo l'energia vitale preesistente. Sforzandoci di comprenderla per convertirla ai nostri scopi. Ma rispettandone altresì le tensioni".

Nel suo libro "Le Jardin en Mouvement", Clément descrive il pensiero che ha guidato il suo lavoro al Parco Citroën:

"Il giardino in movimento del parco André-Citroën, non aveva il vantaggio di una natura rigogliosa, ma ha dovuto essere creato ex-novo. Per costituire uno stato "chiaro" dell'incolto, si è dunque provveduto a inserire qua e là delle essenze legnose, delle piante spinose, in particolare dei roseti, e delle cortine di bambù, allo scopo di evidenziare un piano di assetto leggibile in ogni stagione. Un altro dato imperativo era la creazione di spazi a scala ridotta che assicurassero la transizione tra il grande vuoto centrale e i giardini seriali (essendo la superficie disponibile di circa 1.5 ettari). L'elenco delle specie previste nel giardino in movimento è eterogeneo, con una rilevante presenza di flora esotica. Questo giardino è rappresentativo di un bioma planetario boreale dei nostri climi. Sia per il giardino in movimento, sia per quelli seriali, il movimento è per tanto atomico, secondo il processo di trasmutazione dei corpi elementari descritti dall'alchimia. Quanto ai giardini seriali, essi non derivano dalla teoria del giardino in movimento, ma vi si richiamano in continuazione. La loro particolarità consiste nel modo analogico della lettura, basato su corrispondenze semplici. Tale lettura consente di declinare per ognuno di essi una dominante coloristica, una selezione di materiali e uno specifico rapporto con i cinque sensi".

Con la parola "movimento" Gilles Clément non intende il susseguirsi di visuali e scenari lungo un percorso, causato dallo spostamento fisico del visitatore; in questo caso il "movimento" è legato alla vita stessa dei vegetali, al loro spontaneo espandersi e disseminarsi; tutto questo sotto l'attento controllo del paesaggista-giardiniere, che di "quell'incolto" deve poter offrire una lettura, costruita attraverso un impercettibile ordine cosciente e motivato.

"Ciò che l'incolto ci dice, riassume tutte le problematiche del giardino e del paesaggio: il movimento. Ignorare questo movimento, significa non solo considerare la pianta come un oggetto finito, ma anche isolarla storicamente e biologicamente dal contesto che la fa esistere. A me piace l'incolto perché esso non si riferisce a niente che possa perire".

Questi giardini e paesaggi dall'aspetto selvatico, ma in realtà attentamente costruiti, affermano il protagonismo della dinamica biologica vegetale, correlata al principio della biodiversità e della preservazione delle specie, ma senza mai sconfinare in quella sorta di "fondamentalismo ecologico", che professa il rigido utilizzo di specie e varietà endemiche originarie di una determinata regione. L'opera di Gilles Clément difende ed asseconda quel meccanismo naturale oltre che storico di continua mescolanza delle specie, che caratterizza quelle spontanee "migrazioni vegetali" impossibili da arrestare e ostacolare.

"Se chiediamo agli abitanti chi abbia piantato quei fiori, non lo sanno. Sono lì da sempre. Da sempre? Ma cosa c'entrano con la Nuova Zelanda le capuccine originarie del Messico? (…) Gli uomini hanno viaggiato e con loro le piante. Da questa immensa mescolanza, che fa incontrare i fiori di continenti ormai divisi da tempo, nascono nuovi paesaggi". (G. Clément, 1999)

In opposizione alla corrente architettonica-plastica che caratterizza l'operato di numerosi paesaggisti contemporanei, strenui difensori della manipolazione scultorea del territorio, Gilles Clément propone la figura del paesaggista-giardiniere, che sorveglia e accompagna l'operato della natura, ma che è altresì in grado di tracciare un'invisibile trama nella composizione del giardino ed è capace di innescare nel visitatore un'esperienza emotiva ed estetica, coinvolgendolo nella percezione di un processo sia ciclico che evolutivo, tutto da scoprire. A questo proposito Isotta Cortesi, nel suo libro Il parco pubblico, sostiene:

"Il reale successo del Parc Citroën risiede nella costruzione di un percorso solo parzialmente fisico, ma che appare principalmente come la rappresentazione di un processo narrativo. Questa concezione del parco promuove l'intenzione del fruitore, rispondendo al suo desiderio di apprendimento".

Lo stesso Clément non nasconde, anzi dichiara esplicitamente, come l'attenta costruzione di un racconto, stia alla base del processo di ideazione del giardino:

"(…) dal ragionamento tradizionale, cartesiano, si passa improvvisamente a un ordinamento analogico, che chiama in causa il simbolismo. Il giardino è una scrittura. E quando la scrittura si fonda sull'analogia, si esprime per simboli".

La ricerca pratico-teorica di Gilles Clément, intende ridisegnare il carattere ed i fondamenti del progetto del giardino e del parco contemporaneo. Essa si attua attraverso un'interessante sintesi che trova il suo riferimento centrale nel "paradigma ecologico". Attraverso esso, le componenti etiche del progetto (rispetto della biodiversità e del carattere del luogo), quelle estetiche (la bellezza della varietà e della profusione) e quelle scientifiche (ecologia ed ecologia del paesaggio), convergono in un unico manufatto, che le esprime e le valorizza.

(Raffaella Spagna. 31.01.2002)


torna alla fototeca di questa stazione
torna all'indice di questa fototeca torna all'Homepage