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TOMBA BRION
San Vito d'Altivole (Treviso) (1969 - 1978)


SCHEDA Descrittiva
SCHEDA DESCRITTIVA

Paese ITALIA
Denominazione TOMBA BRION
http://www.brezza.iuav.it/~giardini
http://www.clr.utoronto.ca

Località SAN VITO D'ALTIVOLE, TREVISO
Progettisti CARLO SCARPA, G. PIETROPOLI, C. MASCHIETTO
Tipologia TOMBA-GIARDINO MONUMENTALE
Anno di realizzazione 1969 - 1978


Nell'alta provincia trevigiana, a pochi chilometri da Asolo, si delinea - circondata da campi coltivati a mais - la sagoma della tomba monumentale della famiglia Brion e del contiguo cimitero di San Vito d'Altivole, che, con il suo muraglione continuo ed inclinato, la circonda completamente, donandole l'aspetto di una moderna cittadella murata.

Questa complessa struttura paesistico-architettonica, è considerata da molti studiosi il lavoro più complesso ed approfondito dell'architetto veneto Carlo Scarpa, una sorta di "trattato che raccoglie in termini architettonici, il suo pensiero teorico". Lo stesso Scarpa dimostrò uno speciale attaccamento a quest'opera, manifestato dagli oltre mille disegni preparatori di progetto, che evidenziano un attentissimo studio di ogni minimo dettaglio ed una cosciente ricerca dei significati correlati al disegno delle diverse strutture architettoniche e delle relazioni spaziali tra esse. In una conferenza tenutasi a Madrid nel 1978, Scarpa si espresse a questo proposito: "Questo è l'unico lavoro che vado a vedere volentieri, perché mi sembra di aver conquistato il senso della campagna, come volevano i Brion. Tutti ci vanno con molto affetto, i bambini giocano i cani corrono: bisognerebbe fare tutti i cimiteri così".

Il terreno di proprietà della famiglia Brion, nella sua estensione originaria di circa 68 mq, consisteva in un lotto rettangolare, comprendente una piccola cappella neoclassica. Dopo gli iniziali abbozzi di progetto, l'area si rivelò troppo angusta. La famiglia Brion procedette, allora, all'acquisto di un più vasto terreno: l'area arrivò ad un'estensione di più di duemila metri quadri, assumendo una forma ad "L", distesa accanto ai due lati est e nord del vecchio cimitero di San Vito. Questo grande salto di scala fece mutare radicalmente la natura iniziale del progetto, il quale, oltre ad estendere la propria funzione di tomba privata a quella di luogo a servizio dell'intero cimitero di San Vito, disciolse quella concezione di puro oggetto architettonico isolato, sostituendola con l'ideazione di un paesaggio complesso, in cui i singoli manufatti architettonici funzionavano da episodi di un percorso all'interno del quale il visitatore poteva godere di un'ampia libertà di movimento. Sulla natura della conformazione finale del progetto, Scarpa si espresse chiaramente:

"Il luogo dei morti ha il senso di un giardino: del resto i grandi cimiteri americani del XIX secolo a Chicago sono dei grandi parchi. (...) Adesso i cimiteri sono pile di scatole da scarpe sovrapposte meccanicamente. Allora bisogna dimostrare alla società, (...) far capire alla gente, quale potrebbe essere il senso della morte, dell'eternità e del transitorio e non queste gabbie per conigli". (Intervista di Philippe Duboy)

Arrivando dalla campagna circostante e procedendo verso il cimitero, incappiamo nel lungo setto che lo circonda: un muro di cemento armato inclinato di 60 gradi verso l'interno e scandito in modo regolare da una serie di contrafforti verticali. L'area così "recintata", venne sopraelevata con un riporto di terra, realizzando in tal modo un dislivello di ben 75 centimetri. Questa scelta progettuale permette al visitatore di inglobare nella propria visuale il paesaggio delle colline asolane, che diventa così parte integrante della struttura scenografica dell'area. Al contrario, per chi si trova all'esterno, la vista non può oltrepassare il muro di cinta e viene così mantenuta la natura di luogo conchiuso di questa tomba-giardino.

L'accesso al cimitero Brion è permesso attraverso due varchi: uno lo collega direttamente con l'esterno, l'altro conduce allo sbocco finale del viale centrale del cimitero di San Vito.

Questa tradizionale via d'accesso divenne - per il progetto - l'asse di simmetria che infuse in ogni manufatto interno al recinto, il proprio segno, in modo analogo o contrapposto.

Il vasto spazio delimitato è contrassegnato da tre luoghi importanti: lo stagno con il padiglione sull'acqua, nell'estremità sud dell'area ad "L"; il cosiddetto "Arcosolio", collocato nell'angolo, punto baricentrico dell'intera area; la cappella, all'opposta estremità della "L", verso ovest.

In molte delle tappe del percorso interno al cimitero, ritroviamo l'espressione formalizzata del concetto di "passaggio". Così il luogo dei sarcofagi dei coniugi Brion, "l'arcosolio", assume l'aspetto di un arco ribassato: un ponte attraversabile, che collega due diverse zone del cimitero e al di sotto del quale, guardate dalla volta ricoperta di tessere di mosaico, si trovano le tombe dei due proprietari.

Anche la cubica cappella-chiesetta, all'estremità ovest dell'area, che sorge al centro di una vasca, sotto la cui superficie appaiono le forme sfocate di gradonate in calcestruzzo, presenta su di un lato una seconda uscita che, dopo aver solcato il pelo dell'acqua calpestando le rettangolari zolle affioranti, ci conduce verso un piccolo giardino racchiuso: l'hortus cupressus. Esso è piantato con dodici cipressi attentamente disposti: si tratta di un cimitero destinato ai religiosi, un luogo che realizza una barriera visiva rispetto all'esterno e che si pone, quindi, quale ambito privilegiato per la contemplazione. I ristretti ruscelli incanalati che convogliano l'acqua mossa da un lento movimento attraverso le diverse zone del sito, rimandano inevitabilmente alle lunghe linee d'acqua dei giardini islamici; da una polla in prossimità dell'arcosolio, origina un ruscello d'acqua sorgiva che si riversa nella grande vasca all'estremità sud dell'area. Una passerella collega il cimitero all'isola galleggiante del piccolo padiglione per la meditazione, l'unico luogo privato dell'intero sito reso inaccessibile ai visitatori. Nella vasca, tra le piante di ninfea affiora una forma simbolica: una croce-labirinto.

Le aree identificate sono distanziate ed intervallate da ampi prati di forma regolare.

Nell'intervista rilasciata a Philippe Duboy, Scarpa esprime l'intenzione profonda che ha guidato il progetto:

"(...)in questo piccolo lavoro...che trovo abbastanza buono,...ho cercato di mettere... della fantasia poetica, ...per fare un certo tipo di architettura da dove emani un senso di poesia per ragioni di carattere formale, cioè, la forma espressa possa diventare poesia... La società non domanda sempre la poesia. La poesia non è che sia cosa di tutti i giorni... Ho voluto, però, rendere il senso del concetto di acqua e prato, di acqua e terra: l'acqua è sorgente di vita".

(Raffaella Spagna. 31.01.2002)


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